Ricordo in musica di Piergiorgio Welby, con Turriziani e Luxuria

Ho sognato che volavi, il singolo che anticipa l’uscita del secondo lavoro discografico del cantante romano Turriziani, è dedicato all'uomo simbolo della lotta contro l'accanimento terapeutico nel quinto anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 20 dicembre del 2006. Ospite d'eccezione nel brano è Vladimir Luxuria. L'artista: "Della vicenda di Piergiorgio mi interessava sì l'aspetto di lotta civile, ma soprattutto la bella storia d'amore con la sua compagna" di CLAUDIA BONADONNA

E’ dedicato a Piergiorgio Welby, nel quinto anniversario della sua scomparsa avvenuta il 20 dicembre del 2006, Ho sognato che volavi, il singolo che anticipa l’uscita del secondo lavoro discografico di Marco Turriziani. Un dialogo immaginato tra un uomo e una donna nel momento più drammatico della loro vita insieme, quella del distacco definitivo. Un fraseggio senza concessioni alla retorica che si ispira alla storia d’amore tra Mina e Piergiorgio: una convivenza lunga tre decenni e un legame forte che diventerà sostegno all’impegno per il diritto legale al rifiuto dell’accanimento terapeutico. Spiega il musicista romano: "Ho scritto il testo della canzone di getto sulle note. Della vicenda di Piergiorgio mi interessava sì l'aspetto di lotta civile, ma soprattutto la bella storia d'amore con la sua compagna. Volevo raccontare quella condivisione oltre il dramma della malattia. Ho cercato una prospettiva poetica, che fosse meno invasiva possibile."

Ospite d'eccezione nel brano è Vladimir Luxuria, come l'hai conosciuta? E che cantante è?
E' venuta a vedere uno spettacolo teatrale che facevo qualche tempo fa, Confessioni di una mente criminale, una riduzione dal romanzo del mio amico scrittore, musicista e spesso co-autore delle mie canzoni, Danilo Pennone. Dopo gli applausi, ci ha raggiunti in camerino per complimentarsi, ne è nata una sorta di frequentazione. Ho sognato che volavi è una specie di duetto in cui una volta parla Mina e una volta Piergiorgio, ho pensato che la struttura stessa del brano richiedesse una seconda voce e già in altre interpretazioni avevo notato quanto quella di Vladimir fosse interessante. Ho provato a chiederle di partecipare e lei ha accettato lavorando con entusiasmo e precisione. È una cantante sorprendente, con una timbrica stupenda e una grande forza espressiva.

Insieme al singolo esce anche un video, firmato da Patrizia Santangeli, costruito su materiali originali della famiglia Welby.
Prima della pubblicazione del brano ho voluto incontrare Mina Welby, non volevo ci fossero errori o cose potessero infastidirla. Mi ha ospitato a casa sua e ha ascoltato il brano, che le è molto piaciuto. Ci siamo incontrati altre volte, dopo. Al momento di realizzare il video, ha messo a nostra disposizione questa serie di filmini girati nel corso di vari anni, fino al momento in cui Piergiorgio si è allettato - da allora in poi non ha più voluto essere ripreso o fotografato se non in quelle immagini finali che tutti conosciamo. E' un piccolo archivio personale bellissimo ed emozionante. Molte riprese sono state fatte da Piergiorgio stesso. Lui, appassionato di piante e animali, si divertiva a filmare gli uccellini che si posavano sul davanzale della sua finestra. Di tutto questo materiale ne abbiamo preso un pochino, con discrezione e rispetto.

Ti chiedo infine ragione della tua storia musicale: studi classici, poi i molti anni col rock demenziale di Latte e i suoi derivati e infine una svolta solista verso quello che tu stesso definisci "pop d'autore"...
Vengo da una famiglia di musicisti e mi sono diplomato in contrabbasso al Conservatorio, ho persino cominciato a suonare in diverse formazioni orchestrali e da camera, ma era una dimensione che non mi calzava granché bene. Alcuni dei miei amici storici di quartiere hanno dato vita al progetto Latte e i suoi derivati e io ho ceduto con facilità ai loro pressanti inviti a lasciare la musica classica per unirmi... al circo. E' stato un percorso lungo, prevedibilmente divertente, e molto formativo. Oltre a fare un numero esagerato di concerti, abbiamo sperimentato un po' di tutto, dalla televisione al teatro. Il segno che mi ha lasciato quell'esperienza è l’ironia e la voglia di giocare con la musica al di là dei generi.

di Claudia Bonadonna - fonte PAESESERA (20 dicembre 2011)